L’evoluzione della ricerca online: come la Gen Z sta riscrivendo le regole nel 2026

Metodologia

Il questionario, composto da 10 domande, sia chiuse che aperte, ha raccolto 80 risposte anonime da partecipanti cresciuti in Italia appartenenti alla Generazione Z (Gen Z), ovvero nati dal 1997 al 2012. Il questionario è stato condotto tra settembre e dicembre del 2025.

In Italia si considera la presenza di una popolazione appartenente alla Gen Z di circa 8.6 milioni di persone. Il campione preso in analisi risulta coerente con un livello di confidenza dell’85% e un margine di errore dell’8%, rendendo il questionario indicativo per osservare trend e pattern comportamentali, più che per produrre stime statistiche assolute.

Le domande proposte possono essere divise in quattro aree principali:

  • piattaforma di partenza della ricerca, 
  • utilizzo dell’intelligenza artificiale, 
  • fiducia nelle risposte,
  • percezione dell’evoluzione futura di Google.

Un valore aggiunto del sondaggio risiede nelle risposte aperte, che permettono di osservare il linguaggio, le abitudini e i ragionamenti degli utenti, non riducendo l’analisi ad una mera valutazione statistica.

L’evoluzione della ricerca online

La ricerca di informazioni online non ha più un unico percorso stabilito, ed è così da diverso tempo. 

Negli ultimi 5 anni sempre più persone usano come punto di partenza delle loro ricerche i social network, inoltre dal 2022, con l’avvento di ChatGPT e gli altri chatbot AI questo cambiamento di trend sta assumendo i connotati di una vera e propria rivoluzione.

Oramai la ricerca si distribuisce su piattaforme diverse in base al contesto e al tipo di informazione cercata. 

Diversi reports internazionali pubblicati nel 2025 mostrano come, soprattutto tra le generazioni più giovani, i social network, le piattaforme video e gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale stiano assumendo un ruolo sempre più centrale nelle fasi iniziali del processo informativo, mentre i motori di ricerca tradizionali vengono utilizzati in modo più selettivo (Chavda, 2025; Digital News Report, 2025).

La Gen Z come anticipatrice del cambiamento

Tra tutte le generazioni, la Gen Z emerge come il gruppo più esposto e al tempo stesso più adattivo rispetto alla trasformazione in atto nei processi di ricerca, informazione e consumo digitale. Si tratta della generazione dei digital natives, quella cresciuta con un accesso continuo a Internet e ai motori di ricerca, il che ha portato a sviluppare una forte familiarità con ambienti digitali in costante evoluzione. 

Inoltre, si tratta della generazione che sta entrando progressivamente nel mercato del lavoro e che, pur avendo oggi un potere di acquisto ancora in fase di consolidamento, è destinata a esercitare un’influenza crescente sui trend di consumo e sulle strategie dei brand nel medio periodo, con un impatto economico rilevante previsto nei prossimi anni.

Secondo il Pew Research Center, un numero sempre crescente di giovani utilizza piattaforme come TikTok, YouTube e Instagram non solo per l’intrattenimento, ma anche per informarsi e scoprire contenuti e notizie (Chavda, 2025).

Altri studi di settore confermano che la fase di scoperta avviene sempre più spesso sui social o all’interno di community digitali, mentre Google entra in gioco in un secondo momento, come strumento di verifica o approfondimento (Meliana, 2025).

L’AI come nuovo concorrente nel mondo della ricerca online 

In questo scenario l’adozione crescente di strumenti basati sull AI generativa come ChatGPT sta rivoluzionando nuovamente il mondo della ricerca online (Heitzman, 2025). Il nuovo modo di fare ricerca si basa su una prima fase di sintesi delle informazioni e chiarimento di concetti complessi di modo da orientare le ricerche successive, riducendo il carico cognitivo iniziale.

La ricerca sta diventando sempre meno basata su una singola query, ma basata su una sequenza di micro-decisioni distribuite tra AI, social e motori di ricerca tradizionali. In questo contesto i chatbot basati sull’AI rappresentano una vera e propria rivoluzione copernicana.

Perché indagare sulla Gen Z per capire e anticipare il cambiamento: le motivazioni dietro il questionario

Comprendere come la Gen Z costruisce oggi i propri percorsi informativi diventa fondamentale non solo per interpretare l’evoluzione della ricerca, ma anche per ripensare il modo in cui contenuti, SEO e sistemi informativi vengono progettati in un ecosistema sempre più ibrido e guidato dall’intelligenza artificiale. Per capire come questi trend si manifestano nella pratica, il questionario ha iniziato dalla domanda più semplice e fondamentale: da quale piattaforma parte oggi una ricerca online.

Risultati

Alla domanda su quale piattaforma venga utilizzata per prima quando si cerca un’informazione, Google resta il punto di partenza principale per il 78% del campione. Preso isolatamente, il dato potrebbe far pensare a una sostanziale continuità.

Grafico a torta sulle piattaforme usate per prime nella ricerca di informazioni, con Google al 78%, ChatGPT e altre AI al 13%, TikTok al 4% e altre opzioni minori.

Il cambiamento emerge però guardando alla seconda piattaforma utilizzata: nel 52% dei casi entra in gioco ChatGPT o un’altra AI, superando social, Wikipedia e YouTube. Google, in questa fase, diventa spesso uno strumento di verifica o approfondimento.

Questo schema a due step ricorre continuamente anche nelle risposte aperte.

“Faccio prima fare una scrematura da chat GPT e poi passo a Google, anche attraverso i link che mi dà Chat.”

– Risposta anonima al survey

“Oggi insieme a google cerco anche su chat gpt, 2 anni fa cercavo solo su Google.”

– Risposta anonima al survey

La ricerca non è più un’azione unica, ma una sequenza: prima orientamento e sintesi, poi eventuale approfondimento.

Grafico a torta sulle piattaforme usate come seconda scelta nella ricerca di informazioni, con ChatGPT e altre AI al 52%, Google al 16%, Wikipedia al 10% e social network con percentuali minori.

Il ruolo dell’AI nella ricerca quotidiana

L’AI non viene usata come sostituto diretto dei motori di ricerca, ma come supporto cognitivo. Dai dati emerge che ChatGPT viene utilizzato soprattutto per:

  • studio o lavoro (28%),
  • attività lavorative (28%),
  • ricerca di informazioni generali (28%),
  • riassumere contenuti lunghi (20%),
  • consigli pratici o life hacks (18%).
Grafico a barre sugli utilizzi principali di ChatGPT e altre AI, tra cui studio, lavoro, ricerca di informazioni generali, riassunti e consigli pratici.

La svolta principale è che i chatbot entrano in gioco come primo passo della ricerca, quando serve capire, sintetizzare o ridurre complessità.

“Un tempo solo con Google, adesso l’AI da una buona overview generale, a mio avviso molto più imparziale.”

– Risposta anonima al survey

L’AI non ruba traffico a Google: riduce il rumore informativo che precede la ricerca.

Fiducia nell’AI: alta, ma mai cieca

Solo il 14% degli intervistati dichiara di fidarsi sempre delle risposte di ChatGPT.
La maggioranza adotta invece un approccio critico:

  • il 43% confronta le risposte con Google,
  • il 31% si fida solo per informazioni generiche,
  • il 4% non si fida mai,
  • l’8% non usa l’AI.
Grafico a torta sul livello di fiducia nelle risposte di ChatGPT, con la maggioranza che confronta le risposte con Google o le usa solo per casi generici.

Questo comportamento emerge chiaramente anche nelle risposte aperte.

“Cerco in maniera decisamente più “frettolosa”, sapendo che con l’ai avrò una risposta quasi immediata (ma da verificare).”

– Risposta anonima al survey

La fiducia non è cieca, ma funzionale: l’AI è utile, finché resta verificabile.

Google sarà ancora il motore di ricerca principale nel 2026?

Alla domanda se Google sarà ancora il motore di ricerca principale nel 2026, le risposte sono frammentate:

  • solo il 25% risponde con un sì netto,
  • il 34% pensa che verrà sostituito da un’AI,
  • il 26% ritiene che dipenderà dal tipo di domanda,
  • il 15% non ci ha mai pensato.
Grafico a torta sulle opinioni sul futuro di Google come motore di ricerca, con una parte degli utenti che pensa verrà sostituito da un’AI o dipenderà dal tipo di domanda.

Questo non significa che Google sia destinato a sparire, ma che non è più percepito come l’unica interfaccia della ricerca.

“Un tempo cercavo solo con Google, adesso l’AI da una buona overview generale”

– Risposta anonima al survey

Google resta fondamentale, ma come strumento complementare, non più come default.

Attenzione compressa e risultati immediati su Google

Grafico a barre sul comportamento di lettura dei risultati Google, tra chi clicca solo sui primi risultati, chi scorre la pagina e chi va oltre la prima pagina.

Quando si cerca su Google, il 60% degli intervistati si ferma ai primi risultati o a metà pagina, mentre solo il 6% esplora sistematicamente tutta la SERP.

La riduzione della profondità di navigazione non è disinteresse, ma adattamento a un ambiente saturo. Il risultato deve dimostrare utilità immediata.

“Cerco in maniera decisamente più “frettolosa”, sapendo che con l’ai avrò una risposta quasi immediata (ma da verificare).”
– Risposta anonima al survey

“Per domande rapide capita di leggere la risposta su AIO e di non cliccare, ma solo per questioni che non richiedono un alto livello di approfondimento.”

– Risposta anonima al survey

“Trovo che l’AI overview sia un ottimo strumento per avere diversi spunti che devono però essere solo il punto di partenza di una ricerca più seria e approfondita.”

– Risposta anonima al survey

“Una volta scrivevo sulla barra di ricerca solo le parole chiavi, ora scrivo frasi intere (perché so che probabilmente mi risponderà AI).”

– Risposta anonima al survey

Le AI Overview non accorciano l’attenzione: la intercettano.

A chi la Gen Z chiede davvero un consiglio

Quando le richieste hanno un impatto più significativo sulla vita dell’utente (YMYL, Health, ecc…) il comportamento cambia. Il 54% preferisce una persona esperta o un creator, il 28% un amico o conoscente. Solo il 4% sceglierebbe una risposta AI.

Grafico a barre sulle fonti preferite per ricevere consigli, con forte preferenza per contenuti scritti da esperti rispetto ad AI, social o recensioni.

La credibilità non è legata al dominio o al formato, ma all’esperienza percepita.

AI Overview su Google: curiosità sì, abitudine no

Il 76% ha cliccato almeno una volta su una risposta AI su Google, ma questo non equivale a un utilizzo abituale.

Grafico a torta sull’interazione con le risposte AI su Google, che mostra una maggioranza di utenti che ha già cliccato su una risposta AI.

Molti le usano solo per domande semplici o fact-based.

“Solitamente cerco su Google e guardo la risposta di AI Overview, se è una cosa “banale”, come l’età di un attore o cose simili, mi faccio andar bene la risposta.”

– Risposta anonima al questionario

“Adesso spesso per domande più semplice, spesso mi accontento delle risposte di Gemini.”

– Risposta anonima al questionario

Le AI Overview attirano attenzione, ma non generano automaticamente fiducia o approfondimento.

Cosa cambia per noi SEO e per i contenuti

Questo questionario non racconta la fine della SEO, ma piuttosto la fine di una SEO lineare. Ancora una volta mito sfatato!

La ricerca oggi è espansa e distribuita:

  • l’AI orienta,
  • Google verifica,
  • le persone convincono.

Per chi crea contenuti questo significa:

  1. competere per il primo contatto cognitivo, non solo per il ranking,
  2. progettare contenuti utili prima del click,
  3. ridurre l’over-ottimizzazione che mina la fiducia;
  4. valorizzare voci, esperienze e competenze riconoscibili,
  5. pensare la SEO come strategia ancora più trasversale, non come canale isolato.

La domanda non è più “come mi posiziono”, ma “in quale fase della ricerca sono davvero visibile”.

Googleremo ancora?

Nel 2008 veniva introdotto dalla Treccani il neologismo “googlare”, quanto dovremo ancora aspettare perche venga ufficialmente coniato un termine per la ricerca sui chatbot AI?

Chiedo a ChatGPT!

Bibliografia

Chavda, J. (2025, September 25). 1 In 5 Americans Now Regularly Get News on TikTok, up Sharply From 2020. Pew Research Center. https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/09/25/1-in-5-americans-now-regularly-get-news-on-tiktok-up-sharply-from-2020/

Meliana, P. (2025, June 19). Gen Z search habits: TikTok, Reddit, ChatGPT over Google. ContentGrip. https://www.contentgrip.com/gen-z-search-behavior-tiktok-chatgpt/

Digital News Report 2025. (2025, June 17). Reuters Institute for the Study of Journalism. https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2025

Heitzman, A. (2025, October 8). How People Search Today: Evolving Search Behaviors (Study). HigherVisibility. https://www.highervisibility.com/seo/learn/how-people-search/

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